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Il progetto

Il metodo inspiral ha origine dall’analisi del desiderio e del bisogno di ciascuno di entrare in relazione con l’altro ad un livello emotivo e affettivo profondo, al di là delle difficoltà personali e dei condizionamenti sociali prevalenti.

Immersa in un ambiente fortemente individualista - persino a livello di ricerca interiore e nei percorsi di crescita e consapevolezza - la relazione con l’altro è spesso terreno di difficoltà che ostacolano la libera espressione del proprio vissuto emotivo e del bisogno di contatto affettivo pieno e soddisfacente.

Nel contesto protetto del gruppo, il metodo inspiral si propone di facilitare, attraverso codici non verbali, il superamento dei blocchi emozionali e il recupero della spontaneità del gesto affettivo attraverso la relazione e il contatto con l’altro.

E’ un metodo interamente esperienziale, che affonda le sue radici in discipline e approcci derivanti da campi teorici diversi, come sintesi tra psicologia, comunicazione e spiritualità.

Si fonda sulla Psicologia della Gestalt, sulla comunicazione non verbale, sulle Terapie Corporee ed Umanistiche, sull’Art Therapy e sulle tecniche di Meditazione per il contatto con il proprio Sé profondo ai fini della relazione con l’altro.

Il nostro metodo, per ogni sessione, è composto da due fasi (di apertura e chiusura del lavoro di gruppo) per un contatto individuale e profondo con la propria interiorità, e quattro fasi centrali che rappresentano il nucleo specifico della nostra metodologia.

Gli obiettivi che ci proponiamo di raggiungere comprendono:

Il corpo

Il protagonista principale delle esperienze che verranno proposte attraverso il metodo inspiral è il corpo, visto nella sua dimensione sensibile e sottile e utilizzato come canale privilegiato per raggiungere l’emozione e la consapevolezza delle proprie potenzialità relazionali.

Tutte le discipline psicologiche e spirituali di stampo corporeo partono dalla convinzione che il corpo sia saggio, ben più di quanto siamo abituati a riconoscere nella vita quotidiana, e questa sua qualità può essergli riconosciuta anche lungo una dimensione temporale.

Del passato il corpo ricorda schemi abituali ed esperienze significative, in modo evidente e radicato nonostante sia complicato, a volte, averne piena consapevolezza.

Sul piano relazionale, a rendere difficile esprimere alcuni nostri bisogni e intenzionalità di contatto con un corpo che nel tempo ha memorizzato esempi, moniti, divieti, accadimenti e paure a cui chiunque è stato esposto nel suo percorso di crescita.

Accade così che il bagaglio delle esperienze passate non riconosciute possa essere sperimentato nel presente in modo inconsapevole attraverso tensioni, posture scomode, blocchi energetici e contratture emotive, perché il corpo non mente ma rivela.

Lavorare con il corpo ci permette così di ricercare la verità del nostro sentire senza dover passare attraverso modalità cognitive e mentali che spesso sono ostacolate da meccanismi di difesa molto complessi.

A partire dalla presa di coscienza di ciò che il corpo, col suo linguaggio specifico, ci racconta di noi oggi possiamo così tendere ad un cambiamento volto al futuro, nella convinzione che, oltre che saggio e sincero, il nostro corpo tenda anche alla salute e al benessere, indicandoci la strada per raggiungere modalità di funzionamento e relazione più comode e adeguate ai nostri bisogni attuali.

La peculiarità del nostro metodo di intervento parte dalla fiducia che abbiamo nelle capacità di ciascuno di riconoscere, attraverso il linguaggio del corpo, esattamente ciò di cui abbiamo bisogno per raggiungere uno stato di maggiore benessere e soddisfazione nella relazione con se stessi e con gli altri.

Per attraversare questo processo ci rivolgeremo a quelle competenze corporee spesso sottovalutate perché meno performative e invece estremamente ricche di valore espressivo e comunicativo, come il contatto, lo sguardo, la propriocezione, il respiro, il tono energetico, l’ascolto delle espressioni somatiche delle emozioni, il gesto spontaneo e il movimento creativo.

Il nostro obiettivo è quello di creare, attraverso il lavoro protetto in un clima di gruppo accogliente e non giudicante, le condizioni affettive migliori per facilitare il superamento dei blocchi emotivi che ostacolano le nostre intenzionalità di contatto con l’altro, nella certezza che sia questo un bisogno fondamentale per ciascuno e vera ricerca sottostante alla maggior parte delle attività di crescita possibili.

La relazione

Se il corpo è il protagonista, lo strumento, il canale principale del nostro intervento, la relazione è il teatro e il terreno su cui ci muoviamo e verso cui dirigiamo ogni passo fatto insieme.

Capita, infatti, che quando si percepisce in sè il desiderio di spostare alcuni equilibri emotivi o di arricchirsi di maggiore consapevolezza, ci si incammini attraverso percorsi di crescita di diverso tipo e che man mano che si avverte il cambiamento interno si senta il bisogno di rapportarsi agli altri in modo differente.

Eppure il più delle volte è difficile condividere con le persone significative le nuove sensazioni e percezioni su di sè e sulla vita e, ancor più, è frequente che il nostro desiderio di portare nelle relazioni abituali una differente modalità di contatto e scambio affettivo si scontri con schemi ancora rigidi o con distanze nel sentire che facilmente ci scoraggiano.

La relazione con l’altro è tuttavia ciò a cui naturalmente ogni persona tende lungo tutto l’arco della vita, è il nucleo profondo di ogni ricerca e il luogo in cui tutte le nostre risorse e i nostri bisogni affettivi possono realizzarsi.

La nostra scelta di lavorare in gruppo attraverso esperienze centrate sulla relazione nasce così dal desiderio di accompagnare ciascuno nel recupero della propria intenzionalità di contatto con l’altro, sentendo prima e superando poi i diversi ostacoli al fluire spontaneo delle emozioni.

Trovarsi in un contesto protetto, insieme ad altre persone animate dallo stesso desiderio di apertura e di crescita, in un clima accogliente e non giudicante, può permettere a ciascuno di contattare il proprio desiderio di incontro emotivo e di riconoscere il punto in cui questo rischia di bloccarsi a causa di paure o tensioni interne, ma anche e soprattutto di trovare una strada per superare quel gesto affettivo spontaneo normalmente mancante.

Sperimentare questi passaggi con gli altri partecipanti, nè su un piano astratto e puramente spirituale nè all’interno di relazioni non paritarie come possono essere quelle di cura, bensì nell’incontro con persone reali, tutte impegnate a confrontarsi con i propri bisogni relazionali, potrà costituirsi come quel ponte tra esperienze di ricerca e mondo esterno di cui il più delle volte si soffre la mancanza.

Fare l’esperienza di un contatto raggiunto nel rispetto del proprio stile relazionale e attraverso l’ascolto profondo dei bisogni e delle possibilità dell’altro, consentirà di accrescere la fiducia di ciascuno nella possibilità di portare concretamente nel proprio ambiente affettivo reale l’intensità dellesperienza attraversata.

La nostra proposta nasce, cioè, dal valore profondo che riconosciamo al bisogno che i percorsi di crescita riescano a tradursi in arricchimento non solo interiore ma anche relazionale, nella convinzione che una piena realizzazione di sè e del proprio benessere psicofisico non possa prescindere dall’incontro e dallo scambio affettivo con l’altro, punto d’arrivo fondamentale di ogni tragitto umano.

L’emozione

Strutturiamo un contesto, guardiamo al corpo, ci rivolgiamo alla relazione come scenario principe della nostra essenza profonda.

Ma niente, ne siamo certe, niente di tutto ciò è di per sè sufficiente a creare un cambiamento reale e profondo se non attraverso il potere straordinario dell’emozione.

Senza emozione si può ottenere conoscenza, consapevolezza, competenza.

Ma perché la comprensione diventi profonda e si possa sviluppare in cambiamento, perché possa trasformare le potenzialità di ciascuno in realtà stabili e utilizzabili, è necessario passare attraverso l’emozione.

Sono le tracce sensibili che lascia nelle esperienze l’emozione con cui le abbiamo attraversate a rendere significativo un evento, in qualunque caso.

Possiamo seguire per anni psicoterapie, percorsi di autocoscienza, un cammino spirituale, metodi e scuole di pensiero anche molto diverse, ma se non riusciamo a contattare l’emozione e a permearne i nostri passi, ogni nostra intenzione, pur sincera, rischierà di restare un obiettivo astratto e mai pienamente realizzato, esponendoci così alla frustrazione ulteriore di vedere chiaramente difficoltà e bisogni, ma di non riuscire a seguirli come vorremmo.

L’emozione ci mostra nel dettaglio la natura dei nostri blocchi relazionali, ci offre l’immagine vivida di ciò che ci occorrerebbe per superarli e soprattutto fa sì che l’esperienza della loro risoluzione possa radicarsi in profondità e diventare occasione di cambiamento permanente.

Eppure passare attraverso l’emozione non è affatto semplice nè scontato.

Il corredo emotivo è ricchissimo alla nascita, ma la possibilità che esso si sviluppi in modo positivo o meno è fortemente condizionata dal contesto culturale e affettivo circostante.

Di tutta la gamma delle emozioni originarie, solo alcune sono considerate ammissibili dal punto di vista sociale e relazionale e la possibilità di esprimerle pienamente dipende in altissimo grado dalla disponibilità dell’ambiente a dargli spazio e valore e a non considerarle elementi di disturbo da reprimere e controllare.

Accade così che da adulti ci si ritrovi spesso distanti dal proprio mondo emotivo, in alcuni casi il repertorio emozionale si è assottigliato via via fino a ridursi a quei pochi tratti che non abbiano ricevuto un’attribuzione negativa, in altri casi le emozioni si agitano confusamente in un luogo lontano dalla nostra coscienza e non possono essere utilizzate perché non riconosciute e differenziate tra loro.

Ma per fortuna è una caratteristica specifica delle emozioni quella di avere un correlato corporeo e sensibile, specialmente se impegnato in un contatto di elevata intensità affettiva.

Lavorando con il corpo e predisponendo occasioni di contatto significativo, cercheremo di recuperare esattamente le emozioni che pur disconosciute non attendono altro che di essere liberate per poterci guidare nella relazione con l’altro.

Il nostro metodo non si propone quindi di fornire competenze nuove, ma di aiutare ciascuno a superare i propri blocchi affettivi strutturati nel tempo e recuperare quella ricchezza emotiva che ci apparteneva già.

Si tratta di togliere non di aggiungere, di tornare a sè e alla propria spontaneità non di apprendere comportamenti suggeriti da altri, di riconoscere e sviluppare i talenti interiori superando quei condizionamenti mentali e sociali che nel tempo abbiamo interiorizzato senza accorgercene.

Si tratta di esplorare il proprio mondo interno attraverso la relazione con l’altro per espandere la propria creatività, la propria energia vitale e soprattutto la propria capacità d’amare.

Perché di una cosa siamo convinte.

Se amare e sentirsi amati è un bisogno profondo e fondamentale, nessuno può arrivare a soddisfarlo pienamente se non liberandosi da paure, tensioni, blocchi emozionali e pregiudizi. Nessuno può lasciarsi travolgere dalla potenza trasformativa di un sentimento profondo come l’amore se ne limita l’autenticità attraverso giudizi, controllo e repressione.

Dobbiamo essere disposti a lasciarci sorprendere dal nostro sentire più vero, a farci arricchire dal nostro stesso potenziale affettivo, a farci guidare dalla spontaneità delle emozioni verso forme di contatto e relazione piene e soddisfacenti, qualunque possa essere la loro forma più autentica.

Perché sono le paure e i condizionamenti ad aver sporcato la nostra libertà d’amare, ma l’emozione, il sentimento, l’amore autentico e profondo sono sempre puliti, positivi, puri, sani. Preziosi.

E tutti abbiamo il diritto di viverli con gioia.

Frequently Attested Fears
gli altri hanno le FAQ noi abbiamo le FAF!!!

Mi spaventa l’idea di lavorare in gruppo. Non sarà difficile essere spontanei davanti agli altri?

Diversamente da quanto accade nei gruppi in cui il codice prevalente è quello verbale, nei quali effettivamente il rispetto dei turni di parola porta l’attenzione sul singolo, nel lavoro di Inspiral il gruppo diventa piuttosto un contesto sicuro che protegge la partecipazione di ciascuno attraverso la diffusione dell’attenzione. Sapere che tutti i partecipanti sono impegnati contemporaneamente nel gioco proposto garantisce riservatezza alla propria esperienza e, allo stesso tempo, offre il sostegno necessario a sperimentarsi tra pari.

Ci sono alcuni temi su cui ho molta difficoltà. Sarà obbligato a mettermi alla prova?

La libertà di scegliere ciò che è buono per sè è un punto fermo del nostro metodo. Crediamo fortemente nella capacità di ciascuno di riconoscere la propria possibilità di mettersi in gioco attraverso esperienze nuove, e confidiamo negli effetti facilitanti di un clima accogliente e non giudicante. In nessun caso saranno fatte forzature sulla partecipazione ai giochi proposti ma ci affideremo al desiderio di ognuno di tentare strade nuove per entrare in relazione con l’altro.

E’ necessario aver già fatto un percorso di crescita personale?

No, non è necessario affatto. Il metodo è concepito per essere adattato ai bisogni e alle possibilità di apertura di ciascuno, nel momento specifico della sua vita. Ogni gioco proposto potrà essere interpretato attraverso maggiori o minori dimensioni di consapevolezza e percezione di sè a seconda che si abbia o meno dimestichezza con i propri processi emotivi. E’ d’altra parte un nostro obiettivo quello di sostenere un processo di cambiamento spontaneo nel corso del tempo, che ciascuno potrà eventualmente ricondurre ai propri percorsi personali come occasione di ricerca ulteriore.

Dite che ogni gioco si svolgerà in coppia. E se dovessi trovarmi con una persona con la quale non mi sento a mio agio?

L’intenzione di fondo del nostro lavoro è quella di facilitare l’incontro emotivo con l’altro, e ciò dovrebbe avvenire sulla base di un riconoscimento di affinità, che di volta in volta possono essere sperimentate con persone diverse su piani differenti. Se nell’esperienza dovesse però accadere di trovarsi a disagio con un’altra persona, crediamo sia importante osservare anche questa sensazione per giungere ad una maggiore consapevolezza del proprio stile relazionale. Non crediamo che sia un obiettivo avere un buon feeling con tutti ma che sia possibile affinare le proprie risorse anche attraverso il riconoscimento di ciò che non va bene per noi all’interno della relazione con l’altro.

Non sono a mio agio a parlare di me e non mi piace troppo ascoltare le teorie e i problemi degli altri. Quanto spazio verrà dato al confronto verbale?

Per noi è molto importante ribadire che il nostro non è un setting terapeutico e che qualunque esigenza di approfondire temi personali emersi durante il lavoro potrà essere accolta con attenzione ma in uno spazio individuale e apposito. Il gruppo è il luogo dell’esperienza, non della riflessione, è occasione di sperimentazione, non di rielaborazione, è un contenitore di occasioni non uno spazio di discussione. Il linguaggio prevalente sarà assolutamente non verbale e laddove ci faremo aiutare dalle parole sarà solo per raggiungere l’emozione ancor più pienamente.

Ho già tanti problemi quotidiani, non sarà una cosa pesante?

Concedersi l’opportunità di migliorare la qualità dei propri schemi di relazione abituali è sempre un viaggio avventuroso ma noi ci proponiamo di predisporre stimoli più che imprevisti, occasioni più che ostacoli. E’ a questo scopo che le proposte saranno molto spesso giocose e, ci auguriamo, coinvolgenti, convinte come siamo che il piacere, nell’esperienza, sia un veicolo di cambiamento emotivo estremamente potente, al pari del valore della fatica necessaria in percorsi diversi da questo.

Ma funziona?

Noi non abbiamo certezze se non quelle costruite insieme momento per momento. Quello che sappiamo è che metteremo le nostre emozioni completamente a disposizione dell’incontro con voi. Il risultato lo scopriremo insieme!

Daniela D’Uva

Specializzata in comunicazione, insegna da molti anni in diversi corsi di formazione dove ha sviluppato la propria passione e competenza per le dinamiche relazionali e di gruppo.

Qualche anno fa il corpo le ha improvvisamente comunicato che l’amore era l’unica cosa che contava davvero nella sua vita e quindi, seguendo con coraggio (e tanta fatica) quell’emozione, ha iniziato un percorso di crescita personale, relazionale e spirituale attraverso la psicologia, lo yoga, la bioenergetica, lo yoga della risata e una pratica meditativa costante.

Studia meditazione con Sally Kempton, suo riferimento insieme a Kit Shepperd, guaritrice nativa americana.

Muovendosi tra la dimensione ampia della comunicazione e quella sottile della consapevolezza ha riconosciuto come propria l’attitudine alla sincerità ad ogni costo e la scelta di una totale coerenza tra ciò che si promuove e ciò che si vive effettivamente nelle proprie relazioni.

Stefania Fiocchi

Stefania Fiocchi è psicologa e psicoterapeuta ad orientamento umanistico-relazionale.

Partita da importanti basi psicodinamiche ha sentito sempre più viva l’importanza di un’ottica relazionale e corporea nella lettura dei processi emotivi e psicologici, trovata in alcuni elementi della Psicoterapia della Gestalt nella quale è specializzata.

Questa esigenza di integrazione tra approcci teorici diversi si è tradotta in una pratica clinica che accosta alle psicoterapie individuali, di gruppo, di coppia e familiari, anche laboratori esperienziali applicati ad ambiti diversi come, tra gli altri, la formazione, la nonviolenza, la genitorialità e il superamento degli stereotipi di genere.

Cardine del suo percorso personale è la ricerca della verità, qualunque fatica questa integrità comporti nel rapporto con gli altri, certa che solo nell’autenticità assoluta sia possibile raggiungere una felicità piena e, a quel punto, commovente.

I corsi

Orari:

Un sabato al mese, dalle 10:00 alle 16:00, proponiamo un seminario intensivo

Ogni tre mesi proponiamo un seminario residenziale in Italia o all’estero

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